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Produttività: problemi & soluzioni

Produttività in Italia: un blocco culturale più che tecnologico

Alcuni passi estratti da un articolo de ‘Il Sole24Ore del 2 gen 2020, oltre a stimolare la lettura completa dell’articolo di Tortuga, richiamano la nostra attenzione su alcuni abusati ‘luoghi comuni’ che purtroppo, continuano ad ostacolare la presa visione della realtà e la possibilità di agire con decisione alla soluzione del problema.
Soluzioni che sono chiaramente individuate, anche se impegnative da perseguire 

Cause:

Diversi studi attribuiscono alla minore qualità dei processi manageriali (italiani) tale risultato.

Considerazioni:

Tale scarsa qualità, in Italia, sembra limitata da due principali fattori: il familismo e l’egemonia della micro-impresa. Da noi, infatti, il 95% delle aziende ha meno di 10 dipendenti.
Secondo il rapporto Federmanager la qualità del management è direttamente proporzionale alla dimensione, in quanto l’impiego di figure specializzate e formate è giustificato in contesti più grandi e con maggiori risorse.

E le eccellenze italiane?

Secondo l’OECD, solo lo 0,5% delle Pmi sono particolarmente competitive. Poche eccellenze che non bastano a trainare l’economia nazionale (!!!)

Possibili soluzioni:

Come tornare a crescere?
Due parole chiave: meritocrazia e formazione. In un mondo dove il cambiamento è all’ordine del giorno, relegare le decisioni a soggetti impreparati o incapaci di gestire un’organizzazione significa condannare il paese alla stagnazione.

Alcuni degli elementi su cui lavorare sono:

              • la trasparenza delle istituzioni;
              • della pubblica amministrazione;
              • delle informazioni aziendali;

…ma anche la certezza e velocità del diritto !


In Italia, solo il 29% delle Pmi fornisce formazione professionale continua, una delle percentuali più basse dell’UE

Prendendo spunto da quanto fatto in Korea,
si dovrebbero creare dei consorzi di formazione legati ai già esistenti distretti industriali italiani. Strutture permanenti, locali, con lo scopo di erogare servizi di formazione continua ai membri, raggiungendo economie di scala per i processi formativi e amministrativi. Strutture che incentivino la creazione di relazioni, scambi di know-how e la condivisione, fattori essenziali per garantire una crescita condivisa e inclusiva di tutti gli aderenti nel lungo periodo.

Purtroppo il mancato utilizzo di Merito e Competenze Tecniche, nella ideazione, realizzazione e gestione di strutture del genere, anche se strutturate come le eccellenze di riferimento,  non porta certamente a quegli stessi risultati.
Probabilmente, così come nella scuola anche in ambito aziendale, andrebbero somministrate grosse dosi di ‘Cultura d’Impresa’ a tutti e di ‘Cultura Sociale’ agli Amministratori che dovrebbero sovrintendere, non tanto alla forme prese dalle loro decisioni, ma alla sostanza delle  decisioni e delle realizzazioni che da esse discendono, attraverso la verifica degli effetti che producono.

In secondo luogo

occorre intervenire sulla dimensione delle imprese italiane. Le microimprese non dispongono delle risorse (e spesso della necessità) di figure specializzate, le stesse persone che potrebbero però contribuire alla loro crescita favorendo l’ingresso di nuovi manager. L’intervento è tanto più necessario in quanto i nostri ‘nanetti’ hanno forti caratteristiche individualiste e rifuggono Collaborazione ed Integrazione, perdendo così anche l’ultima occasione di ‘combattere’ con i Grandi

Dobbiamo far qualcosa.
Non possiamo permetterci di estendere il successo di poche realtà d’eccellenza all’intero paese, né possiamo cullarci nel mito della nostra superiore inventiva o creatività.

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