Ritengo utile ed opportuno, riportare integralmente un post pubblicato su Linkedin, al fine di consentire anche a coloro che non avessero accesso a questo social di poter riflettere e sviluppare eventuali confronti ed approfondimenti
Voglio ringraziare Serena Coppetti che, venerdì scorso (20 febbraio 2026), riprendendo i risultati del focus Censis–Confcooperative dell’ottobre 2024, ha riportato all’attenzione il fenomeno degli EET (Employed, Educated and Trained): giovani occupati, istruiti e formati.
Si tratta di un fenomeno molto interessante, che aiuta a comprendere, nella sua complessità, aspetti rilevanti del mondo giovanile.
Tra questi, quello messo recentemente a fuoco dal professor Alessandro Rosina :
“Il problema non è che i giovani non vogliano lavorare. Anzi, il desiderio delle nuove generazioni è quello di contare, di fare la differenza, di incidere. Sentono che questo è il loro tempo”.
Certamente non tutti i giovani hanno la stessa facilità o le stesse opportunità di tradurre questa voglia in azioni e comportamenti concreti.
Rosina individua nella capacità di “imparare e fare” l’elemento chiave che avvia il processo.
Per altre strade, anche GLOCALitaly è giunta a conclusioni simili. Con una differenza di prospettiva: riteniamo che il “blocco” spesso si generi nel tradizionale schema “prima imparare, poi fare”.
La nostra esperienza decennale nell’affiancare i giovani nel loro approccio al lavoro ci ha portato a maturare una convinzione: è nel fare — non un semplice “eseguire”, ma un fare cosciente e consapevole dei metodi e dei fini — che si impara e si superano i blocchi che ostacolano lo sviluppo personale.
È questo il motivo che ci ha spinto ad avviare un percorso di peer education: i ragazzi che hanno già sperimentato questo “sblocco” affiancheranno i loro pari — altri studenti — accompagnandoli nel fare e, contemporaneamente, nell’imparare.
Un processo di questo tipo, per la potenzialità di effetti positivi che può generare, assomiglia a una reazione a catena. Ma, invece di produrre distruzione, può sprigionare energia costruttiva: alimentare in un numero crescente di giovani quella voglia di contare, di fare la differenza, di incidere di cui parlava Rosina.
Cosa ne pensate? Qualcuno è interessato a provare?