Si è pensato di rendere utile anche questo periodo di rallentamento delle attività Operative e Programmatiche dell’Associazione, condividendo riflessioni su concetti, comportamenti e tematiche che sarebbe opportuno nenissero affrontate dai giovani a partire dalle scuole secondarie superiori.
L’argomento odierno riguarda una tematica ricorrente: Serve, è più Utile la Teoria o la Pratica?
Cosa dà/fa la Scuola, cosa cerca/vuole il “mondo del lavoro”
Buona lettura
Recentemente
questo post su linkedin ha stimolato una mia riflessione relativa a:
- Cosa Vogliono le Imprese
- Cosa Dà la Scuola
- CHI non Funziona
- Perché
- Cosa FARE per migliorare le Cose
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1.Cosa Vogliono le Imprese
Le Imprese, piuttosto che un Voto avrebbero piacere/necessità di ricevere un ‘portfolio’ di 3 progetti reali portati a termine in 3 anni
2. Cosa Dà la Scuola
La Scuola dà il Voto.
Il voto misura la qualità e la profondità di ciò che si è studiato e appreso: la capacità di comprendere, utilizzare e collegare concetti e nozioni fondamentali. Non verifica il “saper fare”,e i fatti, ma soprattutto la capacità di comprensione e connessione “capire e porsi i perché e saperlo spiegare”. In sintesi la capacità di effettuare scelte consapevoli e motivate.
3 CHI non Funziona
Tutto quanto dovrebbe esprimere il voto non esclude affatto che, soprattutto in determinati percorsi di studio, si possano sviluppare progetti concreti e attività orientate all’operatività.
Credo tuttavia, che il sistema funzionerebbe meglio se ciascun attore del processo formativo e produttivo esercitasse con responsabilità il proprio ruolo:
• La scuola, fornendo le conoscenze, il metodo, un terreno fertile su cui costruire qualsiasi portfolio.
• Il mondo del lavoro, offrendo le opportunità per trasformare quelle competenze in esperienze concrete e portfolio ricchi di contenuti specifici.
4. Perché
Ciò che spesso non funziona è la sovrapposizione e confusione dei ruoli: quando i confini non sono chiari, ogni attore tende a invadere il campo dell’altro, senza possedere necessariamente le competenze, conoscenze, l’esperienza o gli strumenti adeguati per farlo.
5. Cosa FARE per migliorare le Cose
Per questo credo che le priorità siano tre:
• Definire con chiarezza ruoli e aree di competenza.
• Delimitarli, evitando di caricarli di responsabilità improprie.
• Verificarne con continuità l’effettiva applicazione.
,A completamento della riflessione, invito i ‘sopravvissuti’ ad ascoltare l’intervento di Giovanni Floris, sul ruolo della scuola, richiamato in questo post:
In fine, mi soffermo sulla conclusione dell’articolo,richiamato all’inizio, dove si osserva che, quando si cerca di coinvolgere le aziende, la risposta è spesso:
«Non ho tempo».
Ecco, questa risposta evidenzia un problema che va oltre la preparazione operativa degli studenti.
Rivela una carenza culturale che riguarda soprattutto il mondo produttivo: la difficoltà a riconoscere e ad assumere pienamente il proprio ruolo educativo, sociale e di convenienza economica aziendale (!)
Parimenti, se l’inssegnante di fronte allo studente che non riesce a leggere comprendere e agire conseguentemente, o non possiede pienamente gli strumenti base di matematuca e similari, non può dire “NON ho tempo” debbo completare il programma ed assegnare UN voto”.(!)
È di questo, assieme al recupero di autorevolezza del ruolo della scuola che si dovrebbe discutere..
“Se dobbiamo chiedere alla scuola di fare anche ciò che spetterebbe alle imprese, ed a queste ultime di fare ciò he spetterebbe alla Scuola, rischiamo di indebolirle entrambe”
La vera sfida non è sostituire i ruoli, ma far sì che ciascuno svolga fino in fondo il proprio.”.
… A partire dagli Studenti!